Rna, Riserva Nobile Alessandro Bianchi. 2004. Villa Franciacorta. 78% Chardonnay, 22% Pinot Nero.
Colore tendente al dorato, perlage fine e persistente (nonostante io mi ostini a usare il bicchiere che piace a me e non quello corretto…) Minerale, agrumato, con sentori di frutta esotica, pasticceria, spezie. Sapido, complesso, equilibrato, persistente… e la sensazione che tutti questi aggettivi non bastino.
Ho la convinzione che in ogni bottiglia ci sia qualcosa di più. Qualcosa sempre diverso. In questa c’è il tempo.
Settembre 2004, il mese di vendemmia. Settembre 2004, la mia prima superiore. E cioè il momento esatto in cui avevo capito che non potevo più permettermi di essere bambina, ma essere donna era ancora un gioco che non avevo ben capito. Un po’ come quell’uva che non credo si immaginasse cosa l’avrebbe aspettata da lì in poi.
Questo vino muoveva i primi passi in bottiglia mentre io ero alle prese con le interrogazioni, con quei primi baci ai quali non riuscivo a dare un sapore. C’erano mie Smemo sempre troppo piene di foto e frasi, le serate con il coprifuoco sempre troppo presto. C’era il rossetto che non mi sapevo mettere e i vestiti di ricambio nascosti nella borsa, per piacere a quel lui, bello e impossibile, che non mi filava mai.
Lui se la vedeva con i suoi lieviti e io finalmente diventavo matura, almeno sulla carta. Nel frattempo per la strada avevo lasciato qualche illusione, qualche finta amicizia e anche quell’impossibile che ormai era diventato possibile, ma all’improvviso non mi sembrava più così bello. Erano gli anni in cui hai la facoltà di decidere chi essere da grande, senza fretta, ma aspettare ti sembra una perdita di tempo. E così mentre lui cresceva, evolveva, io iniziavo il mio primo vero lavoro, la prima storia seria. Sempre tutto al posto giusto, sotto controllo. Il futuro che avevo sempre immaginato prendeva la forma che tutti si aspettavano prendesse.
10 anni dopo quella vendemmia. Il tempo di tirare le somme. Lui abbandonava la cantina e scopriva un mondo nuovo, mentre io mi accorgevo che quel mio angolino rassicurante non mi bastava più. Che i sogni meritavano di essere inseguiti, che era troppo presto per archiviarli senza dargli una possibilità. Sono arrivati così i primi corsi, le prime fiere. I primi volti di chi il vino lo fa, di chi ci ha dedicato la vita intera. I nuovi amici, le nuove abitudini, quel modo diverso di vivere le giornate.
Ho la convinzione che in ogni bottiglia ci sia qualcosa di più. Qualcosa sempre diverso. In questa c’è il mio tempo. C’è quel passato che senza accorgermene è diventato presente. Ci sono le amicizie nate per caso e coltivate per scelta, giorno dopo giorno. Quelle su cui nessuno avrebbe mai scommesso, quelle che hanno dato un colore nuovo ai giorni, che mi hanno insegnato a ridere, soprattutto di me. Ci sono le mie teorie sull’amore. Ci sono le innumerevoli paia di Converse che ho consumato per arrivare fin qui. C’è quel profumo di futuro, con i contorni un po’ incerti, ma che finalmente sa di testa leggera e cuore spavaldo.
“Perché col tempo cambia tutto, lo sai, e cambiamo anche noi” V. Rossi

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